Quintana, ecco la replica del professor Giancarlo Baronti
Baronti: Sono invece stato accusato di una sorta di crimine di “lesa maestà” che meriterebbe un pronto risarcimento
Pubblichiamo integralmente la risposta ricevuta dal professor Giancarlo Baronti in merito alla faccenda della Quintana.
da Professore Giancarlo Baronti
Ho assistito piuttosto perplesso all’unanime sollevazioni di scudi (in questo caso barocchi) a difesa di una manifestazione che non ho assolutamente voluto denigrare, ma esclusivamente denotare per quello che in effetti è stata: l’invenzione locale di una tradizione secondo un modello che ha avuto un forte successo nei centri minori dell’Italia centrale in un recente passato, ma che oggi appare fortemente usurato e improponibile ex-novo in una città come Perugia.
Il modello di ancorare le nuove feste a epoche piuttosto remote risponde al desiderio di “saltare” quello che viene generalmente avvertito e ricordato come un “cattivo passato” (la miseria e la scarsità del mondo rurale che ha preceduto la modernità) per approdare ad un’epoca storica che in realtà non era sicuramente migliore per la maggior parte della popolazione, ma che possiede l’indubbio vantaggio che nessuno ne conserva la benché minima memoria.
Il passato ha funzionato quindi come un armadio guardaroba a più scomparti in cui quelle località che si consideravano sprovviste di visibili e apprezzabili qualità, potevano scegliere dove collocare il proprio evento festivo, sulla base dei propri desideri e delle capacità immaginative e organizzative disponibili.
Si tratta di un passato addomesticato e ricostruito su misura, una tradizione selettivamente elaborata nel presente, che funziona come un momento stagionale di rinascita e di rifondazione del tempo in un ambito ovattato, perimetrato, controllato e rassicurante. Molti degli eventi festivi di recente istituzione, fra i quali la quintana di Foligno non solo hanno riscosso successo dal punto di vista dei flussi turistici e dei “passaggi” nei mass media locali e nazionali, ma hanno anche realizzato un rapido radicamento nel proprio ambito sociale e culturale.
Tutto ciò non può essere certamente imputato al riferimento privilegiato che tali eventi mantengono con un passato accuratamente addomesticato e depotenziato, ma piuttosto al fatto, che mettendo in scena una controllata finzione del passato riescono a convogliarvi e catalizzarvi istanze culturali e relazionali del presente.
Non avevo pensato di rispondere alle reazioni scomposte suscitate dal mio intervento fino a quando in una gara tra presidenti, assessori ed altri a chi protestava più forte non si è naturalmente passati, non avendo altri argomenti a disposizione, dalla contestazione alle mie affermazioni agli ultimi attacchi sul piano personale che ritengo sintomi di un percorso formativo perlomeno carente unito a una assoluta mancanza di senso critico.
Proprio la virulenza e la scompostezza di questi attacchi dimostra il provincialismo di coloro che si ergono a difesa del proprio orticello, pronti a respingere con parole grondanti di strapaesana retorica, ogni piccola nube che possa solo offuscare il delimitato ambito del loro mondo. In altre situazioni, meno provinciali, la mia considerazione a margine, estrapolata da un discorso più ampio, in cui si faceva risaltare lo scarto indubitamente esistente tra Perugia e altre realtà della regione, sarebbe sicuramente passata inosservata.
Sono invece stato accusato di una sorta di crimine di “lesa maestà” che meriterebbe un pronto risarcimento. Poiché non vedo di cosa dovrei scusarmi propongo due soluzioni: essere decapitato in piazza a Foligno nel corso della prossima quintana (ovviamente in abito barocco da boia similmente agghindato) oppure sfidato a singolar tenzone sempre all’interno di una ben congegnata scenografia (lascio la scelta tra medievale, rinascimentale o barocca).

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