L’esposizione di Palazzo Trinci esplora la memoria collettiva
FOLIGNO, 11-03-2026 – Il countdown per l’evento espositivo che ha ridefinito il dialogo tra passato e presente nel cuore dell’Umbria è agli sgoccioli. Fino a venerdì 13 marzo, le sale monumentali di Palazzo Trinci a Foligno ospitano “Domino – La Storia siamo noi”, l’imponente installazione pittorica firmata da Davide Querin. L’artista romano, celebre per la sua peculiare cifra stilistica basata sulle stratificazioni visive, ha concepito un’opera che agisce come un ponte tra le antiche pareti affrescate della dimora storica e la sensibilità dell’uomo moderno. Il progetto si articola attorno a una struttura modulare di sedici elementi che sfidano la percezione tradizionale dello spazio e del tempo, come riferisce il comunicato di Francesca Cecchini e Danilo Nardoni.
Il fulcro della mostra è un gigantesco apparato quadrangolare di tre metri per tre, dove ogni singola tela vive di una propria indipendenza estetica pur essendo organicamente innestata in un sistema più ampio. Il concetto di “Domino” suggerito dal titolo non è solo un riferimento ludico, ma una precisa dichiarazione d’intenti: ogni esistenza umana è un tassello connesso a quella successiva in un flusso ininterrotto di esperienze. Querin utilizza la pittura per visualizzare i fili invisibili che uniscono le generazioni, rendendo plastici i rapporti identitari che definiscono la società contemporanea. La composizione di ogni riquadro infatti non si arresta ai margini della cornice, ma prosegue idealmente e cromaticamente nei dipinti adiacenti, creando una continuità che obbliga lo spettatore a una visione d’insieme profonda.
L’innovazione tecnica di Querin risiede nella gestione delle velature, che l’artista impiega per dare corpo a ciò che solitamente resta impalpabile. In questo scenario, le figure umane e gli oggetti perdono la loro consistenza materica per trasformarsi in proiezioni dello spirito. La mostra a Foligno diventa così un laboratorio di indagine psicologica dove gli ambienti interni si fondono con i paesaggi esterni, annullando le distanze geografiche e cronologiche. Non esiste una riproduzione didascalica della realtà; ogni dettaglio è intriso di un simbolismo che richiama l’archivio segreto della memoria citato nella poetica di De Gregori. È un invito esplicito a esplorare i mondi remoti dell’anima attraverso l’evocazione di sentimenti e pensieri dimenticati che riemergono sulla tela.
L’itinerario artistico di questa produzione vanta già tappe di assoluto rilievo, come la fortunata parentesi romana presso la sede culturale dell’Ambasciata argentina. In quell’occasione, il prestigio del progetto era stato suggellato dalla presenza di alte cariche istituzionali e diplomatiche internazionali. Oggi, il ritorno in terra umbra, e specificamente il legame con l’area di Trevi e Foligno, conferisce all’esposizione un sapore di appartenenza territoriale ancora più marcato. Oltre alla maestosità del polittico finale, i visitatori hanno l’opportunità di analizzare i bozzetti preparatori. Questi studi preliminari sono fondamentali per comprendere l’evoluzione del segno di Querin e il lungo processo di stratificazione necessario a ottenere quegli effetti di luce e profondità che hanno reso l’artista un punto di riferimento nella pittura figurativa attuale.

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