I Japan Suicide si esibiranno sabato 2 maggio presso il Supersonic Music Club di Foligno (ore 22:30 – free entry – Via Andrea Vici,20 – infoline: 366 438 0447), nell’ambito della finale dell’UmbraRock, proponendo brani del loro nuovo progetto discografico, “We die in such a place”.
Un lavoro dalle atmosfere cupe che si fondono ad una aggressività sonora marchio di fabbrica della loro ricerca stilistica. Risultato di una lunga fase di lavorazione, il disco è uscito il 9 aprile in Italia e in Francia (dove il pre-order è già in ristampa) per l’etichetta Unknown Pleasures Records.
“We Die in Such a Place” è il tentativo di mettere in musica l’inquietudine, la ricerca privata e personale attraverso piccoli ricordi e momenti di vita, il fascino per le storie altrui, per i conflitti e le sconfitte subite, consapevoli del proprio ruolo insignificante di fronte alla storia, per una idea di musica che voglia colpire al cuore e che sia fonte di riflessioni ulteriori, rifiutando ogni consolazione e ogni inganno, prendendo parte all’infelicità umana con lo spirito della resistenza, della cura.
Il titolo del disco è la ripresa di un romanzo di Javier Marías e di un’opera di Shakespeare, un pensiero alla fragilità e al male che si intrecciano alla propria nudità, al tempo che scorre e alla volontà di conoscere tutto, seguendo una filosofia dolorosa, ma vera.
Il disco è stato registrato presso gli Skylab Studios di Terni da Giorgio e Fabio Speranza, produttori e a loro volta musicisti degli UTO, band dark wave vincitrice di Arezzo Wave nel lontano 2001. I brani e l’album sono stati masterizzati allo Studio EEE di Londra da James Aparicio, storico produttore di band come Liars, Grinderman, These New Puritans, Factory Floor, Spiritualized e collaboratore dei Depeche Mode.
L’etichetta discografica francese Unknown Pleasures Records è retta dall’ex DJ industrial spagnolo Pedro Peñas Robles, fondatore del progetto musicale HIV+, con il quale ha portato la sua musica in giro per il mondo, esibendosi in USA, Messico, Belgio, Francia, Spagna, Canada, Svizzera, Inghilterra e Cile.
Sitografia
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BIOGRAFIA
Japan Suicide nasce nel 2007, seguendo le orme e gli echi post-punk inglesi di fine anni ’70.
In seguito alla pubblicazione del primo disco, “Mothra”, nel 2010, e alle prime esperienze live, la band subisce varie modifiche di formazione, pubblicando un ep autoprodotto e un video musicale del brano “Nothing”, diretto da Francesco Brunotti, fino a stabilizzarsi nella formazione attuale di cinque elementi. Nel 2015 uscirà il secondo album “We die in such a place”, risultato di una ricerca stilistica volta a unire le atmosfere cupe care alla band con una maggiore aggressività sonora, per meglio aderire alla idea di musica inseguita. Il disco si avvale ancora della produzione di Giorgio Speranza, collaboratore storico della band, e sarà pubblicato dalla etichetta discografica francese Unkown Pleasures Records.
Dicono di “We Die in Such a Place”
Extra Music Magazine – Ida Stamile
«Post punk spruzzato di darkwave nel senso più puro del termine, contaminato e nervoso, che richiama gli Iceage più distorti, con una certa attitudine nelle melodie che volge lo sguardo ai Cure e carico di uno spleen alla Joy Division. Questo è ”We Die in Such a Place”»
NightGuide – Valentina Colombo
«I temi dell’album sono un tentativo di trasmettere attraverso la musica l’inquietudine, la ricerca personale caratterizzata da momenti di vita quotidiana e ricordi, l’interesse per le storie altrui, la rassegnata consapevolezza di essere insignificanti di fronte alla storia e alla sua evoluzione»
La Sicilia – Leonardo Lodato
«Dieci brani di grande impatto, un’atmosfera grigia e fumosa, a tratti “industrial”, in grado di catapultare il pubblico in un’estasi onirica capace di esprimere quell’inquietudine, quella ricerca privata e personale “attraverso piccoli ricordi e momenti di vita”»
La Scena – Davide Cosentino
« We die in such a place è il secondo album per i ternani Japan Suicide che sono riusciti, teletrasportandomi ad inizio anni ’80 in quel meraviglioso ed affollatissimo sottobosco del rock (non ancora post!) che era la (poi ribattezzata) darkwave, a farmi rivivere sensazioni gelosamente custodite nello scrigno dei ricordi»
Ver Sacrum – Natalie C.
«Un ottimo lavoro, oscuro senza cadere nei cliché triti e scontati del goth di maniera, che dimostra che chi ha creatività può ancora trovare una strada personale per fare musica, anche dopo più di trentacinque anni dalla nascita di questo genere»
Obskure Mag – Sylvain Nicolino
«Groupe qui touche au coeur, habile relecture des tics anciens et capacité à composer des titres vivants et évocateur, Japan Suicide sera fortement observé à sa prochaine sortie. Soyons heureux qu’un label français ait saisi l’occasion au bon moment d’y accoler son nom»

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