Storia vitivinicola rivive nel libro sulla cantina Scacciadiavoli

Storia vitivinicola rivive nel libro sulla cantina Scacciadiavoli

Presentazione del volume al Museo di San Francesco a Montefalco

Montefalco, 11 maggio 2026 – Il volume “Fui jeri a Scacciadiavoli. Lettere da una cantina dell’Ottocento” sarà presentato il 21 maggio alle 17 al Museo di San Francesco di Montefalco, in un appuntamento promosso con il sostegno dell’Amministrazione comunale, come riporta il comunicato di Giacomo Tinti, Fcomm Srl – Strategic Communication. L’iniziativa riporta alla luce un capitolo cruciale della Valle Umbra tra XIX e XX secolo, ricostruito attraverso un imponente lavoro d’archivio che intreccia vicende familiari, scelte imprenditoriali e trasformazioni economiche.

Il libro, edito da Etgraphiae nel 2026, nasce da una ricerca durata tre anni e condotta su un vasto patrimonio documentale conservato tra archivi umbri, romani e vaticani. L’autrice Monica La Torre, insieme alla proprietà rappresentata da Liù Pambuffetti, presenterà i risultati di un’indagine che ha permesso di ricostruire la nascita e l’evoluzione della storica cantina Scacciadiavoli. All’incontro interverranno Manuel Vaquero Piñeiro, docente di Storia Economica all’Università di Perugia, e Gianni Venditti degli Archivi Segreti Vaticani, affiancati dal sindaco Alfredo Gentili e dal vicesindaco Daniele Morici, che coordinerà l’evento.

Il volume ripercorre la visione del principe Ugo Boncompagni Ludovisi, figura centrale nella modernizzazione agricola della regione. A partire dal 1880, il nobile avvia nella località di Scacciadiavoli Cavallara un progetto ambizioso: creare la prima impresa vitivinicola moderna dell’Umbria, ispirata ai modelli francesi e tedeschi. Nel 1893 viene completata una struttura innovativa per l’epoca, concepita secondo criteri tecnici avanzati. L’azienda introduce il sistema di allevamento Guyot, assume operai specializzati provenienti da altre regioni e dall’estero, e abbandona progressivamente il modello mezzadrile. Sotto la proprietà di Vittorio Rolandi Ricci, nel 1921 e nel 1924 vengono vinificate due annate di sagrantino secco in purezza, anticipando di decenni la rinascita contemporanea del vitigno. Il libro si fonda su oltre mille documenti consultati e duecento riportati o citati. Lettere private, corrispondenze commerciali, mappe catastali, libri mastri e relazioni tecniche compongono un mosaico che restituisce un territorio in piena trasformazione. Le carte mostrano come la modernizzazione agricola, stimolata dagli esempi europei, abbia spinto diversi proprietari tra Orvieto, Perugia e Montefalco a investire in nuove tecniche e strutture. La mole di materiali raccolti permette di seguire da vicino le scelte imprenditoriali della famiglia Boncompagni Ludovisi, che per oltre trent’anni investì risorse ingenti nella vitivinicoltura umbra. Il risultato è un quadro vivido, dove l’evoluzione della cantina si intreccia con le dinamiche economiche e sociali della valle.

Il volume restituisce un affresco più ampio: la vita quotidiana di una comunità rurale, le tensioni e le speranze di un territorio che si affacciava alla modernità, le strategie di chi cercava di innovare in un contesto ancora legato a pratiche tradizionali. La figura di Ugo Boncompagni Ludovisi emerge come motore di un cambiamento che coinvolse tecniche agronomiche, organizzazione del lavoro e relazioni economiche. La cantina Scacciadiavoli diventa così un osservatorio privilegiato per comprendere la nascita di una vitivinicoltura di qualità, destinata a segnare l’identità della Valle Umbra.

La presentazione rappresenta un’occasione significativa per approfondire una pagina fondamentale della storia produttiva regionale. Il rigore documentale del volume, unito a una narrazione chiara e accessibile, offre strumenti preziosi per chi studia la storia economica dell’Umbria e per chi desidera comprendere le radici della moderna viticoltura locale. L’incontro al Museo di San Francesco si propone dunque come un momento di confronto e valorizzazione del patrimonio storico, restituendo voce a un passato che continua a influenzare il presente.

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