Indagini serrate della Procura di Spoleto blindano il caso
L’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Spoleto ha inferto un colpo decisivo alla criminalità locale. Un uomo di 53 anni, originario di Roma e con numerosi precedenti penali, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento, notificato direttamente presso il penitenziario dove il soggetto si trovava già recluso, aggrava pesantemente la sua posizione giudiziaria. Gli inquirenti gli attribuiscono ora la responsabilità di una serie di assalti violenti che avevano generato un forte allarme sociale in tutto il territorio umbro durante la scorsa primavera.
La cattura avvenuta durante il colpo a Borgo Trevi
L’intera vicenda ha subito una svolta determinante alla fine di aprile, quando le forze dell’ordine hanno interrotto un tentativo di rapina in corso. Il sospettato era stato sorpreso mentre faceva irruzione in un bar-tabacchi situato a Borgo Trevi. In quell’occasione, il malvivente agiva a volto coperto e utilizzava una chiave inglese per intimidire il titolare dell’esercizio commerciale. L’obiettivo era l’incasso immediato della giornata, ma il tempestivo intervento dei poliziotti ha impedito la fuga del rapinatore. Gli agenti del Commissariato e della Squadra Mobile erano infatti già impegnati in un monitoraggio costante della zona, avendo isolato alcuni tratti distintivi del ricercato, tra cui la marcata inflessione dialettale capitolina.
I precedenti assalti ricostruiti dagli inquirenti a Foligno
Il lavoro certosino del procuratore capo Claudio Cicchella e del sostituto procuratore Ludovica Lombardo ha permesso di collegare l’arrestato a una sequenza ravvicinata di reati commessi a Foligno. Tra il 26 e il 29 aprile, la città era stata teatro di quattro episodi criminali distinti che avevano colpito diverse attività economiche. Il calendario degli eventi ricostruito dalla magistratura indica che l’uomo avrebbe colpito in rapida successione due farmacie, rispettivamente in via Arcamone e via Vasari, per poi concentrarsi su un bar e un piccolo market nelle aree periferiche. Nonostante il silenzio mantenuto dall’indagato durante gli interrogatori, gli elementi probatori raccolti hanno convinto il giudice per le indagini preliminari ad accogliere la richiesta di misura cautelare.
Analisi del modus operandi e prove scientifiche
Il rapinatore seriale adottava una strategia operativa consolidata, caratterizzata dalla rapidità e dall’uso di armi improvvisate. Per minacciare le vittime e assicurarsi il bottino, il 53enne alternava l’impiego di forbici, taglierini e chiavi inglesi. Gli investigatori ipotizzano che questa variazione degli strumenti di offesa facesse parte di un piano deliberato per depistare le indagini e rendere più difficile il collegamento tra i singoli episodi. Tuttavia, le tracce lasciate sui luoghi dei delitti e le testimonianze raccolte hanno permesso di chiudere il cerchio attorno al sospettato. Per rendere il quadro accusatorio ancora più solido, la Procura ha disposto accertamenti tecnici irripetibili sul telefono cellulare dell’uomo e verifiche genetiche sui reperti sequestrati durante le perquisizioni.

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