Lavoratori in nero e sicurezza carente: il Comune coinvolto
Un cantiere edile a Foligno, finanziato con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e commissionato dal Comune, è stato posto sotto sequestro dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Perugia. L’operazione, condotta in collaborazione con l’Ispettorato Territoriale del Lavoro, ha portato alla luce irregolarità significative, tra cui l’impiego di manodopera in nero e gravi carenze in materia di sicurezza, specialmente nei lavori subappaltati.
Il cantiere, destinato alla riqualificazione di un impianto sportivo, non è un’opera privata o secondaria, ma un intervento pubblico che coinvolge direttamente l’amministrazione comunale. Le verifiche effettuate hanno evidenziato un contesto lavorativo non conforme alle normative vigenti, in particolare per quanto riguarda la regolarità contrattuale dei lavoratori impiegati e il rispetto delle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Il Partito Democratico di Foligno ha annunciato la presentazione di un’interpellanza urgente al Comune, chiedendo spiegazioni puntuali sull’accaduto. Secondo quanto risulta dai cartelli affissi presso l’area interessata, il Comune di Foligno avrebbe avuto un ruolo attivo, almeno sotto il profilo tecnico, nella gestione del cantiere. Il PD richiede quindi che venga chiarita la catena delle responsabilità, invitando fin da subito ad evitare dinamiche di deresponsabilizzazione che tendono a diluire le colpe tra più soggetti.
L’episodio assume particolare rilevanza in un periodo in cui si registra un continuo susseguirsi di incidenti sul lavoro, anche mortali, sia a livello nazionale che regionale. Per questo motivo, sottolineano i rappresentanti del Partito Democratico, legalità e sicurezza non possono restare principi astratti, ma devono tradursi in misure concrete ed efficaci.
Il caso del cantiere sequestrato rappresenta, secondo il PD, un esempio pratico della necessità di rafforzare le tutele per i lavoratori e di intervenire sul sistema degli appalti pubblici. A questo proposito, viene richiamata l’importanza del referendum sugli appalti previsto per l’8 e 9 giugno, che punta a estendere la responsabilità solidale a committenti, appaltatori e subappaltatori.
Secondo il PD, l’esistenza stessa di casi come quello emerso a Foligno dimostra quanto sia necessaria una normativa che impedisca il ricorso eccessivo al subappalto, meccanismo spesso utilizzato per abbassare i costi a discapito della sicurezza e della legalità. Il partito sostiene quindi la responsabilità diretta del committente pubblico, affinché non sia possibile eludere controlli e obblighi attraverso passaggi contrattuali a cascata.
Il Partito Democratico critica anche la Giunta comunale di Foligno per l’atteggiamento tenuto nella prima commissione, dove – secondo quanto riportato – sarebbe stato approvato un provvedimento volto a ridurre gli spazi referendari, con l’obiettivo dichiarato di risparmiare circa 1.400 euro. Un risparmio ritenuto simbolico ma indicativo, che secondo il PD rifletterebbe una scarsa attenzione alle istanze di trasparenza e partecipazione.
La richiesta del Partito Democratico è netta: si faccia piena luce sulla vicenda, senza tentativi di minimizzazione o silenzi istituzionali. La vicenda coinvolge direttamente un’opera pubblica, finanziata con fondi straordinari e affidata a un soggetto, il Comune, che è chiamato a garantire standard elevati di legalità e sicurezza.
Per i democratici, l’approccio alle questioni della sicurezza non può ridursi alla mera installazione di strumenti di videosorveglianza o a dichiarazioni d’intento, ma deve passare per il controllo effettivo delle condizioni lavorative nei cantieri, specie se pubblici. In tal senso, viene sollevato il rischio che si ripeta un copione già visto: un’assunzione generalizzata di responsabilità che, in realtà, finisce per non attribuirne realmente a nessuno.
In attesa delle risposte ufficiali del Comune di Foligno, resta centrale la questione della trasparenza sull’utilizzo dei fondi PNRR e sulla gestione degli appalti pubblici locali. La situazione del cantiere sequestrato pone interrogativi rilevanti anche rispetto alla capacità delle amministrazioni di vigilare sul rispetto delle norme da parte delle imprese coinvolte.
La legalità, conclude il Partito Democratico, non può essere una formula di circostanza, né la sicurezza un valore evocato solo all’indomani delle tragedie. I cantieri pubblici devono essere esempi virtuosi, non luoghi di rischio per i lavoratori. In questo senso, il cantiere sequestrato a Foligno rappresenta un banco di prova per la credibilità istituzionale e per l’effettiva tutela dei diritti fondamentali sul lavoro.

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