Nuovo distretto spumantistica umbra grazie al progetto SPUM.E

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Nuovo distretto spumantistica umbra grazie al progetto SPUM.E

I risultati del progetto SPUM.E, presentati il 30 settembre al Park Hotel ai Cappuccini di Gubbio, pongono le basi per la nascita di un distretto della spumantistica umbra. Il progetto, nato per valutare la sostenibilità della produzione di basi spumante nelle zone appenniniche dell’Umbria, mira a recuperare le aree montane abbandonate, promuovendo un nuovo modello di agricoltura imprenditoriale che valorizzi sia l’ambiente sia l’economia rurale.

SPUM.E è l’acronimo di “Spumantistica Eugubina”, un’iniziativa sostenuta dalla Regione Umbria attraverso il Programma di Sviluppo Rurale (PSR). Realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Milano, il progetto ha visto la partecipazione di aziende agricole locali, tra cui Semonte e Arnaldo Caprai, e di Leaf, una società di consulenza specializzata nel settore vitivinicolo.

La scelta di puntare sulle zone montane non è casuale. In Umbria, oltre il 25% della superficie regionale si trova sopra i 600 metri s.l.m., un contesto che potrebbe rivelarsi ideale per la viticoltura, specialmente alla luce dei cambiamenti climatici. Il professor Leonardo Valenti, dell’Università di Milano, ha sottolineato come queste altitudini offrano un’opportunità per contrastare gli impatti del riscaldamento globale. Le aree collinari e montane, storicamente ritenute inadatte alla coltivazione della vite, ora si dimostrano perfette per lo sviluppo di vigneti destinati alla produzione di spumante.

Marco Caprai, noto imprenditore vinicolo, ha evidenziato che le piccole dimensioni delle aziende agricole umbre rappresentano una sfida. Con SPUM.E, l’obiettivo è creare reti d’impresa che possano unire gli sforzi dei viticoltori, superando le limitazioni legate alle dimensioni ridotte delle proprietà. Caprai ha inoltre ribadito l’importanza di adattarsi ai cambiamenti climatici: le aree montane, un tempo improduttive, possono ora fornire le condizioni ideali per la produzione vitivinicola di alta qualità.

Nuovo distretto spumantistica umbra grazie al progetto SPUM.E
Nuovo distretto spumantistica umbra grazie al progetto SPUM.E

Gli studi condotti per il progetto SPUM.E si sono concentrati su un vigneto sperimentale di 6 ettari impiantato tra il 2017 e il 2019 nella località di San Marco di Gubbio. Qui sono stati coltivati vitigni di Chardonnay e Pinot Nero, i più indicati per la spumantizzazione con il metodo classico, su terreni compresi tra i 750 e gli 850 metri di altitudine. Questi terreni, abbandonati per decenni e un tempo utilizzati per la coltivazione di cereali e il pascolo, si sono rivelati ideali per la viticoltura, con uve di qualità superiore rispetto a quelle coltivate a quote più basse.

L’innovazione tecnologica è stata un altro pilastro fondamentale del progetto. Nel vigneto sperimentale sono state implementate tecnologie IoT (Internet of Things) per monitorare costantemente le condizioni del microclima e le risposte fisiologiche delle piante. Questo approccio, che permette di prevedere eventi meteorologici avversi e malattie della vite, consente una gestione più efficiente e sostenibile delle risorse naturali, riducendo l’impatto ambientale.

La prima produzione di spumanti ottenuta dai vigneti sperimentali sarà presentata a Vinitaly 2025, sia per Semonte che per Arnaldo Caprai. L’azienda di Caprai, in particolare, ha già visto una crescita significativa nella produzione di spumanti, passando da poche migliaia di bottiglie a oltre 10.000 in pochi anni, con l’obiettivo di raggiungere le 25.000 bottiglie grazie al progetto SPUM.E.

Anche Giovanni Colaiacovo, titolare dell’azienda agricola Semonte, ha sottolineato il potenziale di questo progetto non solo per la viticoltura, ma anche per lo sviluppo di nuove opportunità di reddito per i giovani. Le aree montane abbandonate potrebbero diventare luoghi di crescita imprenditoriale, dove la qualità della produzione di spumanti si unisce a una nuova visione di sostenibilità economica e ambientale.

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha elogiato SPUM.E come un esempio concreto di progetto agricolo sostenibile, sottolineando che questo tipo di iniziative dovrebbero essere maggiormente sostenute anche a livello europeo. Secondo Giansanti, il futuro dell’agricoltura italiana e europea deve puntare su modelli che rispettino l’ambiente e valorizzino i territori rurali.

L’evento di presentazione si è concluso con una tavola rotonda, alla quale hanno partecipato anche figure di rilievo del mondo politico e imprenditoriale. La presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, ha espresso grande soddisfazione per i risultati del progetto, sottolineando come SPUM.E possa contribuire a rafforzare ulteriormente l’immagine dell’Umbria nel panorama vinicolo internazionale. Tesei ha anche evidenziato l’importanza del recupero delle aree appenniniche, che rappresentano una parte essenziale dell’identità e dell’orgoglio regionale.

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca è la mappatura delle aree umbre con maggiore idoneità alla viticoltura. Secondo lo studio condotto dal team di Chiara Mazzocchi, professore associato di Economia Agraria all’Università di Milano, circa il 20% delle aree montane umbre ha un’elevata idoneità per la coltivazione della vite destinata alla produzione di spumanti. Questo dato apre la strada a nuovi investimenti e potrebbe favorire la nascita di un vero e proprio distretto della spumantistica nella regione.

In conclusione, il progetto SPUM.E rappresenta una svolta per la viticoltura umbra, non solo per la qualità della produzione, ma anche per il suo potenziale impatto sul recupero economico e sociale delle aree montane. Il successo di questo progetto potrebbe servire da modello per altre regioni italiane, dimostrando che la combinazione di innovazione tecnologica, sostenibilità e collaborazione tra imprese può generare risultati concreti e duraturi per il futuro del settore vitivinicolo.

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