Verde pubblico: Bevagna si mobilita per salvare i tigli storici

Verde pubblico: Bevagna si mobilita per salvare i tigli storici

Cittadini firmano in massa a Bevagna per tutelare la piazza

Il cuore pulsante di Bevagna batte all’unisono per la salvaguardia dei suoi giganti verdi. Nella serata di lunedì 2 marzo, l’auditorium di Santa Maria Laurentia è diventato il palcoscenico di una vibrante manifestazione di democrazia dal basso. Al centro della contesa ci sono i tigli storici di Piazzetta Porta Guelfa, esemplari che da oltre sette decenni vegliano sull’ingresso del borgo e che ora rischiano di sparire sotto i colpi delle motoseghe. Il Comitato “Salviamo gli alberi”, nato spontaneamente per contrastare il piano di riqualificazione promosso dalla Sindaca Annarita Falsacappa, ha presentato un primo, significativo bilancio della propria mobilitazione: sono già 450 i cittadini che hanno sottoscritto l’appello per fermare l’abbattimento, chiedendo a gran voce che il progresso architettonico non diventi un pretesto per la desertificazione botanica del centro storico.

L’importanza degli alberi contro l’emergenza climatica

Per i residenti e gli attivisti, la questione non è puramente estetica, ma squisitamente ecologica e di salute pubblica, come ha riporta il comunicato del Comitato Salviamo gli alberi di Piazzetta Porta Guelfa.  In un’epoca in cui le ondate di calore e la crisi climatica impongono una revisione drastica della gestione urbana, privarsi di chiome secolari appare come un controsenso anacronistico. Un albero adulto, come quelli di Porta Guelfa, non è un semplice elemento di arredo urbano, ma un complesso organismo capace di produrre ossigeno, sequestrare carbonio e abbattere sensibilmente la temperatura del suolo attraverso l’ombreggiamento naturale. Il Comitato insiste sul fatto che queste piante rappresentino una barriera essenziale contro l’isola di calore cittadina e un rifugio per la biodiversità locale, fungendo da presidio sanitario gratuito per tutti gli abitanti e i turisti che visitano il borgo.

Lo scontro sulla trasparenza e l’accesso ai documenti

Oltre alla difesa ambientale, la battaglia si sta spostando sul terreno della legittimità amministrativa e della trasparenza. Nonostante le ripetute istanze, il Comitato denuncia l’impossibilità di visionare i documenti tecnici, le perizie agronomiche e il dettaglio del progetto che giustificherebbe il taglio delle piante. Questa mancanza di apertura da parte del Comune viene percepita come un limite all’esercizio della cittadinanza attiva. Gli oppositori al taglio chiedono di poter analizzare le motivazioni scientifiche che avrebbero portato alla decisione di abbattere i tigli, convinti che esistano soluzioni alternative in grado di armonizzare il restyling della pavimentazione e degli arredi con la conservazione del patrimonio arboreo esistente, senza dover ricorrere a interventi drastici e irreversibili. La determinazione dei firmatari non accenna a diminuire e il Comitato ha già annunciato l’intenzione di utilizzare ogni strumento democratico e legale a disposizione per impedire quello che viene definito un “sacrificio ingiustificato”. La richiesta è semplice ma ferma: sospendere qualsiasi intervento invasivo per aprire un tavolo di concertazione reale, dove il parere della cittadinanza pesi quanto le scelte tecniche. Si invoca la piena applicazione delle normative nazionali sulla gestione del verde urbano, che incoraggiano la conservazione degli esemplari storici. Bevagna si trova dunque di fronte a un bivio: proseguire con una riqualificazione calata dall’alto o dare ascolto a una comunità che riconosce nei propri tigli non solo una risorsa naturale, ma un frammento identitario della propria memoria collettiva.

Il caso di Piazzetta Porta Guelfa solleva un interrogativo che travalica i confini comunali: quale forma deve avere la città moderna? La risposta del Comitato è orientata verso una “ristrutturazione sensibile”, capace di integrare la pietra con la linfa. Non si tratta di opporsi al restauro o al miglioramento del decoro urbano, ma di pretendere che tali operazioni siano figlie di una visione sostenibile e partecipata. La speranza dei 450 firmatari è che l’amministrazione comunale sappia cogliere questa mobilitazione come un’opportunità di confronto costruttivo, trasformando un potenziale conflitto in un esempio di gestione virtuosa dei beni comuni, dove il rispetto per la storia vegetale diventi il marchio di fabbrica di una Bevagna davvero all’avanguardia.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*