Ivano Cenci va in pensione dopo 32 anni di servizio

Saluta l’ospedale San Giovanni Battista lo psichiatra Cenci

Ivano Cenci conclude la sua carriera dopo trentadue anni di attività nella sanità pubblica. Lo psichiatra, figura di riferimento all’ospedale San Giovanni Battista, è ufficialmente in pensione dal 1° maggio. Una lunga esperienza iniziata nel 1993 che lo ha visto impegnato in ruoli sempre più rilevanti all’interno della rete dei servizi di salute mentale della regione.

Per celebrare il suo ritiro, colleghi, amici, collaboratori e pazienti si sono ritrovati in un incontro informale ma denso di significato, organizzato nel dehors della pasticceria Merendoni, nel centro cittadino. Un’occasione in cui si è potuto respirare il clima di affetto e stima accumulato negli anni attorno a una figura che ha lasciato un’impronta importante, sia dal punto di vista professionale che umano.

Nel corso della sua carriera, Cenci ha seguito oltre cinquemila persone, costruendo con ciascuna di esse un percorso terapeutico improntato all’ascolto, alla disponibilità e alla partecipazione. Il suo approccio ha saputo coniugare rigore clinico e sensibilità personale, diventando un modello per colleghi e studenti.

Le sue prime esperienze risalgono agli anni Novanta, quando inizia il suo percorso professionale all’interno del Dipartimento di Salute Mentale della Asl 3. A partire dal 2004 ne assume la responsabilità, con la supervisione anche del Servizio Strutture Intermedie e della Riabilitazione Mentale.

Dal 2011 entra a far parte dell’equipe del San Giovanni Battista di Foligno, struttura nella quale ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità. Negli ultimi anni è stato al vertice del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Asl Umbria 2, fino alla funzione di direttore di struttura complessa, mantenuta fino al termine della sua carriera.

Ivano Cenci

La sua attività non si è limitata agli incarichi clinici. Cenci ha svolto anche un ruolo nella formazione, grazie alle docenze a contratto all’Università degli Studi di Perugia e nel corso di Infermieristica con sede a Foligno. Un impegno che ha contribuito alla crescita di generazioni di giovani operatori sanitari.

Un tratto distintivo del suo operato è stata la capacità di costruire un ambiente di lavoro coeso, basato sulla condivisione delle competenze, sull’ascolto reciproco e sulla valorizzazione delle idee. Aperto al confronto, Cenci ha saputo promuovere un modello di lavoro d’équipe fondato sulla partecipazione, senza mai perdere il contatto con il territorio e con i bisogni concreti delle persone.

Molti ricordano l’episodio del 1997, durante l’emergenza seguita al terremoto, quando continuava a incontrare i pazienti in un vagone ferroviario fermo su un binario inattivo. Un gesto emblematico di un’idea di cura che non conosce ostacoli e che trova nella vicinanza e nella presenza il proprio fondamento.

La sua capacità di accoglienza e di dialogo è stata spesso descritta come una forma di empatia rara, capace di oltrepassare le barriere tra medico e paziente. È proprio questa qualità ad aver lasciato il segno in chi lo ha conosciuto, in ambito clinico ma anche personale.

Il pensionamento di Ivano Cenci rappresenta la conclusione di un percorso ricco e articolato, ma lascia un’eredità significativa all’interno del sistema sanitario umbro. Le testimonianze raccolte nel corso della festa organizzata in suo onore restituiscono l’immagine di un professionista che ha vissuto il proprio lavoro con dedizione e spirito di servizio.

Alla base del suo metodo, una profonda attenzione per l’essere umano, al di là delle diagnosi e delle classificazioni. Una visione che oggi viene percepita come sempre più preziosa, in un contesto sanitario spesso orientato verso automatismi e protocolli standardizzati.

La sua figura continuerà a rappresentare un punto di riferimento per chi ha condiviso con lui parte del cammino professionale e umano. Il suo esempio, sottolineano in molti, rimarrà vivo nella memoria collettiva della città e del servizio pubblico.

Con il suo ritiro, si chiude una fase importante per la psichiatria locale, ma l’impronta lasciata da Cenci continuerà a guidare il lavoro di chi, oggi, ne raccoglie il testimone.

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