Foligno, piazza bloccata da un rudere inagibile dal 1997
Trenta cittadini della frazione di Forcatura, nel Comune di Foligno, hanno firmato un’istanza formale indirizzata a sette enti differenti, chiedendo che si intervenga senza ulteriori rimandi sull’edificio conosciuto come casa canonica, un rudere che da quasi trent’anni occupa la piazzetta principale del borgo e ne paralizza la vita pubblica.
L’azione legale, curata dall’avvocata Valeria Passeri, ha come destinatari l’Economato del Vaticano, la Parrocchia Maria Santissima Assunta, la Diocesi di Foligno, il Comune di Foligno, i Vigili del Fuoco, la Regione Umbria e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Una costellazione istituzionale che riflette la complessità del nodo proprietario e amministrativo che ha finora impedito qualsiasi soluzione concreta.
Un’agonia lunga quasi tre decenni
La ferita si apre nel 1997, quando il terremoto che devastò vasti settori dell’Umbria rese la struttura inabitabile e pericolosa. Da allora, il fabbricato non è mai stato recuperato né demolito, rimanendo sospeso in un limbo burocratico che ha consumato anni di segnalazioni inascoltate. L’ultima, datata 22 agosto 2025, ha riportato sul posto i Vigili del Fuoco e i tecnici comunali per un nuovo intervento di messa in sicurezza parziale. Ma nessuna misura tampone ha risolto il problema alla radice.
L’edificio domina la piccola piazza centrale di Forcatura, una frazione che i residenti definiscono con orgoglio “Terrazza sul Lago di Colfiorito” per la posizione panoramica che la rende un punto di riferimento visivo e identitario per tutta la zona. Quella stessa piazza è il cuore pulsante del borgo: parcheggio quotidiano, luogo di incontro spontaneo, sede di eventi comunitari stagionali. La presenza di un rudere pericolante ne compromette l’uso e proietta un’ombra costante sulla sicurezza di chi vi transita.
L’istanza: accesso agli atti e risposte chiare
I trenta firmatari non si limitano a invocare un intervento generico. L’istanza è articolata e puntuale. Sul piano documentale, si chiede l’accesso agli atti relativi all’immobile: perizie tecniche già eseguite, vincoli storico-architettonici eventualmente presenti, procedure amministrative aperte o concluse, e qualsiasi comunicazione intercorsa tra gli enti competenti. Una richiesta che punta a fare luce su un fascicolo la cui storia appare opaca.
Sul piano sostanziale, i residenti vogliono sapere se in passato siano stati assegnati contributi post-sisma per la casa canonica e, in caso affermativo, a quale titolo e con quali risultati. Vogliono inoltre conoscere l’esistenza di risorse oggi disponibili — pubbliche, ecclesiastiche o miste — per finanziare la messa in sicurezza, il restauro o, qualora nessuna soluzione conservativa risulti praticabile, la demolizione controllata dell’edificio.
Il peso del degrado su una comunità già fragile
Forcatura, come molti borghi appenninici dell’Umbria interna, combatte ogni giorno contro due nemici silenziosi ma implacabili: lo spopolamento e l’isolamento. In questo contesto, la persistenza di un immobile abbandonato nel cuore del paese non è soltanto un problema di sicurezza strutturale. È un segnale potente di abbandono istituzionale che erode il senso di appartenenza e scoraggia chi vorrebbe restare o tornare.
I firmatari lo dicono esplicitamente nell’istanza: la riqualificazione dell’area è necessaria non solo per eliminare il pericolo fisico, ma per sostenere la coesione sociale di una comunità che ha bisogno di spazi pubblici dignitosi e funzionanti. Una piazza sgombra, sicura e vissuta vale più di mille dichiarazioni di intenti sullo sviluppo dei territori montani.
Trenta giorni per rispondere, poi si va in tribunale
Le autorità destinatarie dell’istanza hanno trenta giorni di tempo per fornire riscontro ufficiale. Decorso inutilmente tale termine, i firmatari si riservano di ricorrere alle sedi competenti per tutelare i propri interessi e i diritti dell’intera comunità. Una formula di stile, certo, ma che nella pratica apre la strada a possibili azioni amministrative o civili nei confronti degli enti inadempienti.
A corredo dell’istanza, la documentazione fotografica allegata mostra senza filtri lo stato attuale dell’edificio: muri scrostati, aperture murate in modo improvvisato, struttura portante visibilmente compromessa. Immagini che rendono superflua qualsiasi perifrasi sul livello di degrado raggiunto.
Una questione di responsabilità condivisa
La pluralità dei destinatari dell’istanza non è casuale. Riflette una responsabilità che si è diffusa e diluita nel tempo tra soggetti diversi — ecclesiastici, comunali, regionali, statali — ciascuno convinto, nei decenni, che toccasse a un altro fare il primo passo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un immobile pericolante che resiste nel cuore di un borgo da ventinove anni.
La mossa dei trenta residenti di Forcatura è un atto di pressione civica che rimette al centro del dibattito pubblico una questione concreta. Non chiedono privilegi, ma risposte. Non chiedono fondi straordinari, ma chiarezza su quelli già esistenti. E lo fanno con gli strumenti del diritto, in modo formale e documentato, dando alle istituzioni un termine preciso entro cui dimostrare di essere all’altezza del compito.

Commenta per primo