Foligno, soldi pubblici per piantare gli alberi ma sono morti

Correva l’anno 2009, eran 200, eran giovani e forti, …ma sono morti!!!

Foligno, soldi pubblici per piantare gli alberi ma sono morti

Foligno, soldi pubblici per piantare gli alberi ma sono morti

da Sauro Presenzini (Presidente WWF Perugia)
FOLIGNO – La legge 113 del 1992 obbliga i Comuni a piantare un albero per ogni nato, peccato che gli “alberi” piantati, quasi la metà sono già morti, secchi, spezzati, abbattuti, ma soprattutto uccisi dall’indifferenza e dall’incuria.

Uno schiaffo ai neonati del 2009, che non hanno ricevuto da questa amministrazione il migliore degli auguri. Non basta piantare delle “fraschette” di poco più di un metro per chiamarli alberi, non basta fare inaugurazioni in “pompa magna” e poi abbandonarli al loro destino, senza manutenzione, senza acqua, …senza alcun riguardo, di fatto buttando al vento i soldi dei contribuenti!!!

Piante secche, spezzate dal vento, sofferenti su una terra arida e polverosa che nessuno ha mai provveduto ad annaffiare di recente, alberi/fraschette gettate da una parte come rifiuti, calpestate, ingiallite, in mezzo ai rifiuti, erba alta, nessun tipo di manutenzione, insomma abbandonate ad un destino matrigno e casuale che ne ha condannato a morte (per il momento) oltre la metà.

Nella Giornata Nazionale degli Alberi, beh questo è un bel biglietto da visita non c’è che dire. Se questo è soltanto uno dei molteplici segnali recenti, del modo di amministrare la cosa pubblica, specialmente il verde, i parchi, gli orti, beh forse allora sarebbe il caso di riflettere a chi è stata affidata la propria casa!!!

Quando si fanno troppe inaugurazioni, senza avere nessun criterio, di programmazione circa gli stanziamenti necessari, previsti e prevedibili di futuri costi di manutenzione e corretta gestione del bene pubblico, beh si rischia di saltare da “una festa all’altra” senza curarsi dei quello che poi accade, della “confusione” e dei problemi che si lasciano alle spalle, …quasi che la cosa non li riguardasse.

Forse più che appellarsi alla Legge 113, sarebbe il caso di chiamare direttamente il 113 e denunciare questo conclamato spreco italico, ovvero il modo consueto e ripetitivo di fare politica.

Molte inaugurazioni, feste, tagli del nastro a favore di telecamera ed elettore, salvo poi dimenticarsi del quotidiano, dei problemi reali e dei costi nel tempo, che quelle inaugurazioni poi obbligatoriamente prevedono.

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