Prof per un giorno all’università argentina, la storia di Sveva Cutuli

Prof per un giorno all'università argentina, la storia di Sveva Cutuli
Prof per un giorno all'università argentina, la storia di Sveva Cutuli

Prof per un giorno all’università argentina, la storia di Sveva Cutuli

E’ salita in cattedra per insegnare lingua e cultura italiane

Prof per un giorno, ma in Argentina. Si chiama Sveva Cutuli, ha 18 anni, parla fluentemente inglese, spagnolo e tedesco, e non teme le sfide. Aperta a nuove esperienze e convintamente europeista, Sveva, studentessa del quinto anno dell’Istituto Tecnico Economico e Aeronautico ‘F. Scarpellini’, ha trascorso 35 giorni in Argentina, prima a Villa Maria, una cittadina nella provincia di Cordoba (dove ha frequentato l’Universidad Nacional), e poi a Rosario, moderna e cosmopolita metropoli nella provincia di Santa Fé, a 300 km da Buenos Aires, città d’origine di Che Guevara e di papa Bergoglio, due uomini coraggiosi e rivoluzionari, ognuno a proprio modo.

In Argentina, mèta migratoria per milioni di italiani dalla fine dell’Ottocento a metà Novecento, Sveva, giovane ambasciatrice della lingua e della cultura italiana, ha partecipato per tutta la durata del soggiorno alle lezioni previste dal programma di mobilità scolastica e per un giorno, su sollecitazione dei docenti del luogo, è salita in cattedra per parlare ai suoi coetanei di sé e dell’Italia, mostrando, grazie alla sua naturale empatia, una straordinaria capacità di mediazione culturale.

A Rosario la studentessa folignate è stata ospite a casa di Alejandra (sorella della professoressa Lia Bagnoli, docente di Composizione Musicale e sua tutor didattica), da dove ogni mattina ammirava, dalla finestra della sua camera, l’imponenza del Rio Paranà, il secondo fiume più lungo del Sudamerica dopo il Rio delle Amazzoni. Dopo aver fatto colazione con una tazza di mate e una fetta di dulce de leche, Sveva, che fosse a piedi o in autobus, raggiungeva l’università per assistere alle lezioni mattutine e poi nel pomeriggio, così come da accordi con l’ateneo argentino, andava a visitare le aziende del territorio, soprattutto quelle della filiera del legno. “Un’esperienza straordinariamente stimolante e appagante”, ha riferito Sveva, al ritorno in Italia, ai suoi compagni di classe. Che ha caldamente invitato ad accogliere le opportunità di crescita personale degli scambi culturali e linguistici con altri Paesi, offerti dalla scuola.

Sveva, alla sua seconda esperienza di mobilità internazionale, nel Paese albiceleste ha perfezionato il suo spagnolo e ha imparato a pagare in pesos, ha sperimentato i piatti della cucina locale, in primis le grigliate di asado (“ché non è un pasto se non si mangia carne”), ha assecondato gli usi e i costumi argentini come il bacio di saluto su una sola guancia anche tra estranei, facendosi permeare dal temperamento aperto e gioioso dei latino-americani. “Ho visto un Paese pieno di contraddizioni e disuguaglianze sociali, che con innato spirito di amicizia si apre agli stranieri ma che vive anche condizioni di povertà estrema, come è evidente nelle favelas, luogo degli ultimi e degli invisibili”, racconta la studentessa con la voce incrinata dall’emozione. “Le esperienze di mobilità internazionale che la scuola propone – commenta in proposito Federica Ferretti, preside dell’Istituto ‘Scarpellini’ – rappresentano un’importante occasione per acquisire e sviluppare competenze interculturali, essenziali in un mondo sempre più globalizzato”.

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