Movimento 5 Stelle, WWF e Comitato Moiano di Foligno, su “puzza Sant’Eraclio”, all’attacco del Comune

Sant'Eraclio
Sant'Eraclio

Finalmente dopo anni di lotte e di lamentele ora è tutto nero su bianco, gli odori molesti che esalano da alcune lavorazioni di insediamenti industriali di S.ant’Eraclio diventano realtà, esistono!! Il tutto viene certificato in una relazione tecnica, redatta da Pubblici Ufficiali del Comune di Foligno, che a seguito delle segnalazioni giunte da parte dei cittadini, dai comitati spontanei, da notizie di stampa, delle prese di posizione del Movimento 5 Stelle, del WWF Italia e del Comitato di Moano, hanno accertato che alcune lavorazioni di un insediamento industriale, classificato come industria insalubre di I° Classe dalla Legge emette in atmosfera degli odori che molestano in maniera continuativa gli abitanti del luogo, comportamento illecito che la legge qualifica come reato. Reato che seppur di natura contravvenzionale, fa scattare tutta una serie di conseguenze pratiche, che ha consentito ai ricorrenti di presentare una formale denuncia alla Procura della Repubblica di Spoleto per getto pericoloso di cose, alterazione dello stato dei luoghi e danneggiamento aggravato di un bene pubblico, il tutto ovviamente a tutela dei cittadini, della salute e dell’ambiente.

Certificato il perdurante problema odorigeno, al di là della dimostrazione che esso possa poi essere anche dannoso e inquinante, è stato chiesto l’urgente ed immediato sequestro dell’attività industriale al fine di evitare che la continuazione del reato venga portato ad ulteriori conseguenze.
Il Movimento 5 Stelle, il WWF Italia e il Comitato Moano di S. Eracliochiedono contestualmente al Sindaco quale prima autorità sanitaria a tutela della popolazione di intervenire immediatamente per la parte amministrativa di sua competenza, emettendo un’ordinanza contingibile ed urgente di sospensione di quelle lavorazioni illecite che producono tali odori molesti e di prescrivere all’azienda di adottare tutti gli accorgimenti tecnici e/o modifica degli impianti o delle lavorazioni, volti all’eliminazione di tale inconveniente, subordinando la riapertura dell’attività e della produzione alla puntuale esecuzione di quanto prescritto, contemperando il tutto in un’ottica di salvaguardia dell’occupazione, ma anche e soprattutto, all’eliminazione del disagio continuo e perdurante da anni di tale situazione.

In questo caso il Sindaco non è facoltizzato, ma obbligato ad intervenire in tempi stringenti oltre i quali scatterebbe l’inerzia amministrativa che potrebbero prefigurare eventualmente censure di diversa natura, oltreché politiche, anche penali e contabili. La relazione tecnica è chiara, il problema esiste e secondo i ricorrenti costituisce reato (e di questo si occuperà la Procura validando la tesi eventualmente ne ricorrano i presupposti), per la parte politico/amministrativa, sempre in via autonoma e disgiunta dalle decisioni della Procura, il Sindaco quale autorità sanitaria deve intervenire e fare il suo percorso, non subordinandolo all’esito penale della vicenda, ma prescrivendo le necessarie modifiche necessarie e obbligatorie a carico dell’azienda (come già successe per l’analogo caso del Sansificio della Provincia) che scaturiscono dal puntuale ed inequivoco accertamento dei tecnici.

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