Foligno, biodigestore, frutto avvelenato dono del sindaco Mismetti alla cittadinanza

A nulla sono servite le circa duemila firme

Foligno, biodigestore, frutto avvelenato dono del sindaco Mismetti alla cittadinanza

Foligno, biodigestore, frutto avvelenato dono del sindaco Mismetti alla cittadinanza
Da Meet up storico Amici di Beppe Grillo
FOLIGNO – Il frutto avvelenato voluto dai sindaci dell’Ati 3 con Mismetti in testa, creato dalla dirigenza ATI3 e VUS-SPA è, ormai, in fase di maturazione. Il frutto quando sarà maturo verrà fatto mangiare (e pagare) a tutti i Cittadini residenti a Sterpete, Sant’Eraclio, Tenne, Borroni, Casco dell’Acqua e la zona commerciale di Piazza Umbra.

Il frutto velenoso chiamato impropriamente “BIO-digestore”, essendo stato rifiutato dai cittadini di Bastia Umbra e dal loro sindaco, che ne ha impedito la realizzazione ha, purtroppo, trovato accoglienza “presso i prati verdi” del consenso politico a Casone di Foligno.  

Tutte le lotte fatte, le assemblee dei comitati spontanei, che si sono ribellati e che ancora si oppongono con determinazione, ad un qualcosa che, qualora non gestito con estrema cura ed attenzione, potrebbe rendersi estremamente pericoloso, non sono servite ad evitarne l’insediamento.

A nulla sono servite le circa duemila firme, delle quali 1591 depositate presso l’ATI 3 e il Comune di Foligno, che risultano insieme alla Regione Umbria proprietari dell’area di circa 40.000,00 metri quadri dove sorgerà l’impianto.

ILVIAGGIO PREMIO A CADINO DI FAEDO (come chiedere all’oste se è buono il vino)

La dirigenza della ditta costruttrice e gestore dell’impianto, ha avuto l’idea (a mo’ di spot pubblicitario ) di far visitare un impianto a loro giudizio similare ( a nostro giudizio non proprio similare) a Cadino di Faedo Trento. Alla “gita” hanno partecipato, la dirigenza ATI3, e di VUSSPA con altri personaggi più meno noti, che sono stati guidati nella visita dell’impianto di Cadino, a spese naturalmente della ditta costruttrice.

Ora, mettere sullo stesso livello l’impianto di Cadino con quello di Casone occorre fantasia e coraggio. L’impianto di Casone tratterà 40.000,00 tonnellate di FOU (Frazione Organica Umida) nella sezione anaerobica (in assenza di ossigeno) e nella sezione del compost verranno trattati 13.500,00 tonnellate annue di masse ligneo cellulosici. (più ovviamente le 34.000,00 t.a. di digestato) salvo successivi aumenti come sta avvenendo a Cadino. Un’altra diversità tra i due biodigestori è quella relativa al contenuto dei solidi nella FOU per cui quello di Faedo e a SECCO mentre quello di Casone è SEMISECCO (infatti hanno il problema del recupero e riciclo acqua che immetteranno nel depuratore adiacente).

Da notare anche che l’impianto di Cadino produrrà e convoglierà energia elettrica, mentre Casone produrrà e convoglierà gas metano forse simile ma non uguale al metano naturale (il biogas è una miscela di gas dove la componente metano è maggioritaria, ma non è paragonabile al gas metano altrimenti lo si chiamerebbe non biogas ma metano. Il biogas grezzo è composto da metano al 55%-65%; il resto è CO2e tracce di altri gas Gli altri contaminanti da eliminare sono: azoto, H2S, ammoniaca, acqua, particelle solide, solo attraverso una onerosa e inquinante raffinazione lo si può rendere adatto a essere immesso nella rete gas cittadina o per autotrazione).

Nell’impianto di Cadino il Fou trattato è il 62% le masse ligneo cellulosici il 59% di quanto previsto a Casone. Inutile ricordare all’amministrazione Comunale che più grande è un impianto, più grande è il rischio.    Inutile ricordare anche che la manutenzione a Cadino è prassi seguita con cura e che a Cadino hanno previsto controlli doppi.

IL PERICOLO NEGATO

(io non vedo, non sento, non parlo e se parlo sono a favore, vedesi le varie conferenze con relatori pro-biodigestore)

Rammentiamo e richiamiamo la bontà dell’art 41 della nostra Costituzione la quale recita: l’iniziativa privata è garantita, ma ella non può svolgersi in contrasto con il bene primario pubblico. E’ giustamente subordinata al bene pubblico. E’ stato in questo caso rispettato l’enunciato dell’art. 41?

Vogliamo rammentare la pericolosità di questi impianti anaerobici, con episodi che sono avvenuti sul nostro territorio. A Beroide di Spoleto il giorno 28 maggio dell’anno 2016 alle ore 23.00 circa si sviluppava un incendio domato dai Vigili del Fuoco di Spoleto.

Il giorno 13 c.m. nel comune di Bevagna alcuni cittadini avvertivano prontamente un consigliere di Bevagna del M5S di uno sversamento di liquidi nel fiume Timia o un suo confluente. Lo sversamento è stato causato da un vicino impianto di Biodigestione anaerobica che funziona con masse vegetali. Il Consigliere ha avvertito la procura della Repubblica di Perugia. 

I NUMERI CHE CI PREOCCUPANO (molti soldi per loro, molti danni per noi)

Ci siamo chiesti come MeetUp storico, se era veramente necessario progettare un impianto di tali dimensioni sovradimensionato per le necessità dell’ATI3?

La risposta è stata NO nemmeno per sogno, questi i numeri letti per poter rispondere:

Nel 2014 il conferimento dei rifiuti biodegradabili di mense e cucine sono stati 8646,20 + 3879,74 di rifiuti biodegradabili per un totale di 12.525,74 tonnellate. delle quali t. 2394,00 avviate al compostaggio .

Nell’anno 2015 la raccolta non ha subito sostanziali modifiche: rifiuti biodegradabili di mense e cucine 9.494,82 t.a. e rifiuti biodegradabili per 3.108,40 t. per un totale di t.a. : 12.593,22 di cui: 2617,80 inviati al compostaggio e le rimanenti ovviamente in discarica.

Una riflessione: Siamo ancora lontani dal raccogliere 20.000,00 t.a. di FOU previste dalla convenzione (15.000 + 5.000) dalla quale non si può derogare.

Quali sono allora le motivazioni che hanno portato a progettare un impianto impattante ben al di sopra le reali necessità di ATI3?

Quanto pagheranno i cittadini dei comuni interessati nei prossimi anni? Già da quest’anno potremmo avere un idea con l’aumento motivato da allargamento del porta a porta, ma di fatto dovuto alla raccolta del Fou per il biodigestore.

Quali sono le motivazioni che hanno fatto scegliere un ubicazione così vicina a zone con alta concentrazione di abitanti e attività commerciali?

IL FUTURO CHE CI ATTENDE (senza una chiara e decisa protesta popolare )

Sappiamo tramite la notizia del quotidiano “La Nazione” che i comitati hanno fatto ricorso al TAR dell’Umbria. Un azione sensata e giusta. Chi ha concesso le varie autorizzazioni, tutti gli enti proposti al controllo del territorio hanno capito fino in fondo la pericolosità di questi impianti?

Quando si adotta il principio di precauzione rispetto all’ambiente e salute della popolazione?

Il sindaco Mismetti avrebbe dovuto allontanare l’impianto che insiste su una zona da bonificare e men che mai doveva dar corso alle varie autorizzazioni.

Ora sarà il TAR dell’Umbria a decidere se tutti i passaggi istituzionali siano stati corretti o meno.

Questo è quanto avviene nel nostro comprensorio. In Svezia hanno proibito lo spandimento del compost derivante dal digestato per prevenire la “Gangrena Gassosa”. In Germania patria di questi impianti si sono sviluppati casi di sversamenti, di incendi e scoppi nei reattori e casi gravi di botulismo, che colpisce sia l’uomo che gli animali selvatici. Rammentiamo anche che il Consorzio del Parmigiano Reggiano, forte del suo potere contrattuale ha proibito sul territorio di produzione, l’installazione di digestori che lo spandimento del compost. Ora la visita in quel di Cadino di Faedo ci appare lontana e una forzatura rispetto il valore dell’ambiente e della salute.

Non basta dire: Io amo la verde Umbria, fatti signori, o il PD ci travolgerà nelle loro nefandezze ambientali e di prospettiva per un sano avvenire.

COSA CI E’ RIMASTO DA FARE PRIMA CHE SIA COSRUITO (mettere tanti paletti prima che sia troppo tardi)

Far legiferare tutti i controlli da fare prima durante e dopo (prima di costruire, durante i 15/20 anni di vita quando l’impianto andrà smaltito), a chi saranno affidati (ente e/o azienda gradita ai cittadini). Periodicità dei controlli e controlli a sorpresa a richiesta delle forze politiche di opposizione.

Utilizzo della nuova tecnologia vedi link in calce, per analizzare la zona, con il ricorso a sistematiche rilevazioni iperspettrali e termiche da aereo per un raggio di almeno cinque kilometri dall’impianto (con questo sistema è possibile rilevare anche minime tracce nel suolo di sostanze inquinanti), sia prima che inizi la costruzione, che successivamente con cadenza semestrale per monitorare fenomeni di alterazione dei suoli e tenerne sotto controllo l’evoluzione, valutando l’insorgere di situazioni di rischio e l’efficacia degli interventi correttivi eventualmente adottati.

http://www.sit-puglia.it/servizi-soluzioni/rilevamenti-aerofotogrammetrici-digitali/rilevamenti-aerei-con-sensori-lidar-2/ 

MeetUp storico Foligno 5 Stelle

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