Caso razzismo Foligno, “Al nero, al nero”, parla presidente Umbria Africa

Caso razzismo Foligno, “Al nero, al nero”, parla presidente Umbria Africa

Caso razzismo Foligno, “Al nero, al nero”, parla presidente Umbria Africa

dal Dott. Paul Dongmeza. Presidente Associazione Umbria Africa Onlus.
Coordinatore della Casa delle Culture Africane presso l’ Università per Stranieri di Perugia
La letteratura diceva il grande scrittore Vladimir Nabokov è nata quando l’uomo ha iniziato a gridare al lupo, ma il razzismo non è nato quando gli uomini hanno iniziato a gridare al nero al nero, o peggio, è nato molto prima quando tutto ciò che non si conosceva metteva paura e così quasi immediatamente la paura si trasformava in odio perché ci vuole molto più coraggio ad ammettere una debolezza che ad accettarla e ad invertirla in quella capacità di conoscere noi stessi che ci permette di dominare le pulsioni e le passioni che ci governano.

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E proprio di governo che bisogna parlare sia dentro di noi che fuori, perché il buon governo in qualche modo guida e ordina e regolamenta, ma soprattutto crea le condizioni nel singolo e nel corpo sociale affinché tutto si armonizzi anche nel necessario scontro nel dissidio. In fondo nessuno é perfetto e dentro di noi abitano spinte contrastanti il bene e il male, il bianco e il nero.

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Io lo dico da nero e per questioni antropologiche difficili da sradicare so bene che ii proverbi e le antiche credenze, in genere considerate  il portato del buon senso e della saggezza popolare sono spesso il ricettacolo di un malanimo e di una cattiveria che sono il terreno di coltura di quello che troppo genericamente viene chiamato razzismo ma che è la forma più abbietta di quella banalità del male che troviamo nelle formule come fai il bravo sennò arriva l’uomo nero.

Oppure sei la pecora nera della famiglia. Insomma fino a che uno stato più o meno capace o solo buonista o peggio ipocrita tiene sotto controllo gli istinti dei suoi cittadini va tutto bene, ma quando l’equilibrio inizia a vacillare ecco che i peggiori istinti vengono alla luce, non più mascherati ma ostentati come la testimonianza di una superiorià e di una schiettezza senza vergogna che sembra oggi maggiormente accettata e spesso addirittura eretta a modello.

Questo è il panorama. Niente di nuovo sotto il sole, basta che il corpo (anche quello sociale) si lasci andare, e gli istinti più bassi vengono alla luce.

Vorrei partire da queste considerazioni un po’ amare per commentare l’episodio infame ed incredibile di Foligno, quello per cui un maestro di scuola ha messo letteralmente alla gogna un bambino di colore, ecco mi meraviglio di me stesso, anche io faccio distinzioni di genere, ma cos’altro si può fare? Insomma questo bambino è stato costretto a stare con le spalle rivolte alla classe.

In castigo si diceva una volta se non sbaglio … per aiutare il maestro nel suo spregevole esperimento sociale, che non oso immaginare quali esiti avrebbe dovuto avere nella sua idiozia.

Temo di più l’idea dell’”esperimento sociale

Perché se questo episodio è vero, e io credo che lo sia, temo di più l’idea dell’”esperimento sociale” piuttosto che il volontario crudele gesto di persecuzione del bambino normale che è diverso per via del colore e dunque brutto, non armonioso, un neo nel corpo sociale che può essere malato e del tutto compromesso, ma che è sufficiente che mostri il colore giusto per essere accettato finanche nella sua bassezza dal branco. Insomma questa che magari fosse una banale raffazzonata giustificazione del momento, se fosse vera mostrerebbe in se un germe terribile e indimenticabile il parallelo sociale e psicologico delle afferrate torture propinate come esperimenti genetici a difesa della razza ariana

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