Lettera anonima su manifestazioni Cotta o Cruda e Cibi dal mondo

 
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Lettera anonima su manifestazioni Cotta o Cruda e Cibi dal mondo

Lettera anonima su manifestazioni Cotta o Cruda e Cibi dal mondo

LA LETTERA

Leggo con dispiacere, ma ahimè senza sorpresa, la lettera-critica di un vostro lettore alla rassegna Cotta o Cruda appena conclusa. Chi vi scrive è un espositore che ha partecipato ad alcune edizioni degli anni passati di Cotta o Cruda e Cibi del Mondo, e che preferisce rimanere anonimo.

Sono stato costretto ad abbandonare la manifestazione proprio a causa del comportamento dell’organizzazione (…omissis…)

Per vostra conoscenza, l’importo richiesto per partecipare all’evento per l’area food parte da un minimo di 950 + iva, per arrivare a 1950 + iva;

se vuoi aggiungere uno spazio tavoli per i clienti, alla cifra richiesta devi sommare altri 500 euro + iva. Vi allego all’e-mail la copia del contratto di partecipazione dove, a pagina 10, potete verificare gli importi che vi ho indicato.

Capite bene che a fronte di queste richieste, ci si aspetterebbe un’organizzazione di prim’ordine, con pubblicità capillare dell’evento, ospiti di primo piano e servizi per gli operatori consoni alla cifra richiesta.

La realtà dei fatti è invece una pubblicità totalmente assente, che si limita a immortalare sui social scatti di dubbio interesse e gusto della organizzazione. (…Omissis…)

Pubblichiamo con i dovuti omissis, in quanto chi si trincera dietro ad una lettera anonima, non ha LO STESSO credito di chi ci “mette la faccia”, In ogni caso il tal “Mario Rossi (te pare???)” che vuol rimanere anonimo sappia che nell’inviare una missiva, soprattutto elettronica, lascia ampia traccia di sé. LA PROSSIMA VOLTA, QUINDI, CI METTA LA FACCIA

L’organizzazione inoltre, dopo aver racimolato le quote dai singoli operatori, si concentra in un proprio banco allestito per l’occasione; leggo che per questa edizione si è dedicata al cocomero…; nelle precedenti edizioni gestiva in esclusiva gli arrosticini…

Ricordo poi che in occasione dell’edizione del 2017, passò da tutti gli espositori che vendevano birra, per richiedere in regalo alcune bottiglie, che poi avrebbe utilizzato in un proprio banco posizionato sotto al palco degli spettacoli, per vendere schortini di birra al prezzo di 1 €… C’è da ammettere che la fantasia non manca!!

Alla lettura del vostro articolo quindi, non mi sono certo sorpreso…

 

La mia sorpresa era semmai data da come l’organizzazione riuscisse ogni anno a reclutare nuovi ignari standisti…



Gli avventori si lamentano giustamente dei prezzi alti dei prodotti, concentrandosi sul costo della materia prima;

se conoscessero però il prezzo che quell’espositore ha dovuto sborsare alla Organizzazione per occupare quello spazio, considerassero anche i chilometri che ha dovuto percorrere, i costi per l’alloggio, quelli per il personale, vedendo le poche persone presenti oltre al maltempo, capirebbero che probabilmente quell’espositore ha perso dei soldi…

La mia domanda è anche se il Comune, che fornisce il suolo pubblico, che ricordiamo concede ogni anno anche il patrocinio alla manifestazione, è a conoscenza delle cifre richieste dalla organizzazione attraverso una Cooperativa.

La domanda sorge spontanea: perché non viene fatto fare il pagamento sul conto corrente di Confesercenti, ente promotore dell’evento?

Non so se il Comune abbia concesso o conceda tutt’ora fondi pubblici per la realizzazione di questo evento; credo che se un giornalista avesse voglia di fare una ricerca più approfondita in Comune, qualcosa da scoprire ci sarebbe senz’altro…

Tanto dovevo.


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