Cultura, “La Terzina” di Marino arriva a MediAestas

 
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Cultura, “La Terzina” di Marino arriva a MediAestas

L’associazione culturale La Terzina di Marino (RM), in partenariato scientifico non oneroso del Centro Studi sull’Ars Nova Italiana del Trecento “Marcello Masini” di Certaldo (FI) e con il patrocinio della Città Metropolitana di Roma Capitale e dell’ADI (Associazione degli Italianisti – Gruppo Dante), sabato 10 luglio, a partire dalle ore 21, a Piazza Filippo Silvestri, a Bevagna (PG), andrà in scena, in occasione della rassegna MediAestas – Il Medioevo delle Gaite, con l’evento Dante e Petrarca a Bevagna. La Musica della Poesia e la Poesia della Musica.

L’evento potrà fregiarsi della preziosa partecipazione e collaborazione del prof. Rino Caputo, già preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata, nella quale ha ricoperto lungamente il ruolo di docente di Letteratura Italiana, nonché presidente della Conferenza dei Presidi della Facoltà di Lettere e Filosofia delle Università Italiane, fondatore del CLICI (Centro di Lingua e Cultura Italiana) e Premio Internazionale Pirandello nel 2018. È, inoltre, autore di numerosi saggi e volumi su Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Alessandro Manzoni e il primo Romanticismo italiano, Luigi Pirandello e la critica letteraria italiana e nordamericana contemporanea. Attualmente è presidente dell’Ars Nova di Letteratura e Musica del Trecento di Certaldo.

Dante e Petrarca a Bevagna si pone l’obiettivo di far risaltare il perfetto connubio tra poesia e musica in Dante Alighieri e Francesco Petrarca, come mostrano, a esempio, l’incontro nel Purgatorio tra Dante e l’amico musico Casella e la forte amicizia tra Petrarca e il musico Ludovico van Beringen, da lui soprannominato Socrate.

Con il concerto filologico del M° Mario Alberti (flauti), presidente dell’associazione La Terzina, e del M° Franco Menichelli (liuto e chitarra a dieci corde), il prof. Caputo condurrà il pubblico in un viaggio alla scoperta di Dante Alighieri e Francesco Petrarca, dei quali sottolineerà la musicalità di alcuni versi scelti.

Rime, assonanze e allitterazioni appaiono, infatti, frequenti in Petrarca, considerato da autori posteriori colui che meglio di tutti riuscì a rendere melodiosa e musicale la lingua volgare. Petrarca, tuttavia, non può prescindere dal Sommo Poeta fiorentino, di fatto il padre della lingua italiana e l’autore che ha portato a compimento il Dolce Stil Novo.

“Ai tempi di Dante e di Petrarca” evidenza il prof. Caputo “la poesia correva letteralmente di bocca in bocca. Era, cioè, più ascoltata, più pronunciata che non letta con gli occhi. Soltanto con l’invenzione della stampa e con i secoli più vicini a noi i fruitori della poesia si sono abituati anche alla lettura silenziosa. C’è quindi una sonorità nella poesia di Dante e di Petrarca che è connaturata”.

“Bisogna, però, aggiungere” prosegue il professore “il fatto che sia Dante che Petrarca avevano uno stretto rapporto con la musica: ai tempi di Dante e nel ’300 si usava l’espressione ‘dare la nota’, nel senso di aggiungere testo musicale, potremmo dire oggi, alle parole poetiche. Per esempio, c’è un componimento di Dante Alighieri inserito nella Vita Nova, quindi in un libro di prosa e poesia, il primo grande libro poetico della tradizione illustre italiana, che in realtà è stato composto da Dante perché fosse intonato musicalmente. Per non parlare, poi, di Petrarca, che aveva tra i suoi amici prediletti il musicista olandese Ludovico van Beringen, che egli chiamava Socrate. Addirittura, nel suo Testamentum, Petrarca scrive, in un latino molto comprensibile, ‘Lego leutum meum bonum’, vale a dire: ‘Lascio (in eredità a un mio amico) il mio liuto buono’. Petrarca si porta appresso, nelle sue peregrinazioni per mezza Europa, non solo i suoi libri di Cicerone, Sant’Agostino e vari poeti, ma anche il suo liuto”.

“Ecco perché a Bevagna” conclude Rino Caputo “è importante riaffermare il rapporto tra poesia e musica in Dante e in Petrarca: davvero ‘la musica della poesia e la poesia della musica’”.

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