Spazio Zut, a Foligno 4 residenze artistiche all’insegna di teatro, danza e musica

Ad ottobre ripartiranno a pieno regime tutte le attività formative e culturali

 
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Spazio Zut, a Foligno 4 residenze artistiche all’insegna di teatro, danza e musica. Lo Spazio Zut di Foligno, in attesa della sua riapertura ufficiale a fine settembre e dell’avvio a pieno regime ad ottobre di tutte le sue attività, durante l’estate non ha smesso di produrre occasioni di confronto all’insegna della cultura e della multidisciplinarità artistica. In particolare, grazie all’Associazione Zoe Teatro, ha organizzato e ospitato 4 residenze artistiche, a cavallo fra teatro, danza e musica, alcune delle quali sono ancora in corso di svolgimento. Lo ZUT, infatti, è anche centro di residenza artistica all’interno del progetto ‘Foligno InContemporanea’ riconosciuto dalla Regione Umbria e dal MIBACT.

Tutti progetti che mettono in rilievo l’interdisciplinarietà della residenza e l’apertura nei confronti sia delle comunque valide realtà locali sia di artisti internazionali: da Tilt, giovane compagnia emergente umbra, a Lea Canu Ginoux, danzatrice francese che ha svolto un periodo di prove e un workshop per i ragazzi rifugiati, fino ai due progetti di Fabritia D’Intino e Lucia Guarino, danzatrici accompagnate da due musicisti come il batterista Federico Scettri e il sassofonista David Brutti, che dopo l’esperienza residenziale debutteranno allo Young Jazz Festival di ottobre.

Il progetto ‘Sounding’ nasce come collaborazione e coproduzione tra Young Jazz Festival e la compagnia Déjà Donnè: due realtà consolidate e presenti sul territorio umbro. L’intento è quello di favorire la ricerca artistica sperimentando la relazione tra musica e danza in un contesto fortemente performativo. Le danzatrici Fabritia D’Intino e Lucia Guarino insieme rispettivamente ai musicisti Federico Scettri e David Brutti hanno avviato un processo creativo che punta a fondere l’idea di concerto con quella di performance. Il debutto dei due lavori (‘Wannabe’ e ‘Décalage – cadute di stile’) è previsto in due repliche site specific nella prima giornata del festival di Young Jazz in programma dal 13 al 16 ottobre 2016.

Il primo, ‘Wannabe’, vede protagonisti D’Intino (coreografia e performance) e Scettri (musica originale). La collaborazione ha da subito mosso una riflessione su quale sia il rapporto tra danza e musica nella cultura contemporanea. L’immaginario di riferimento si è subito concentrato intorno alla cultura pop della televisione, della pubblicità, dei videoclip e del clubbin’. Una quotidianità fatta di ripetizioni e semplicità che seduce, attrae e influenza. Costantemente esposti a modelli irreali, forzati, esagerati, eccessivi e artificiali veniamo spinti verso la riproduzione e l’esaltazione della finzione. La scelta artistica è quella di accogliere tale spinta e trasformarla in un collage di codici che ci appartengono e ci rappresentano tutti. Indotti a rincorrere un “wannabe…” che già solo nella sua natura di tentativo porta ad un’azione mirata e collettiva. Wannabe è il motore ad andare oltre i propri limiti. Una spinta ad essere altro. Musica e danza, in questo caso, si uniscono insieme in una performance che ricerca la strada verso un essere diverso.

Il secondo lavoro, ‘Décalage – cadute di stile’, è con Guarino, coreografia  e danza, e Brutti per la musica. Dècalage è una riflessione sulla nudità intesa come privazione e svuotamento. Privazione come quell’attimo dello scoprirsi spogli e inermi, fatto di perfetta intimità e crudo disagio. Svuotamento come l’uscire da sé in un’informe caduta data da continue micro rotture e sfasamenti. Un dialogo tra corpo sonoro e corpo umano che avviene in quei territori di confine dove il linguaggio è composto da cadute, lievi spostamenti, separazioni, scatti e abbandoni.

Il progetto ‘Boussole’ di Lea Canu Ginoux è una produzione della Compagnia MEAARI (Marsiglia) con la collaborazione di Théâtre Nono e partner Compagnia Giovanna Velardi. ‘Boussole’ si inserisce decisamente nella volontà di nutrire una poetica che prende sponda sull’ancoraggio, come atto di attraversamento. L’ancoraggio, inteso qui come uno stato di coscienza dove il corpo-filtro si costruisce in un doppio movimento di filtrazione e di impronta.

Léa Canu Ginoux vuole esplorare e costruire dispositivi poetici in movimenti, capaci di captare e restituire esperienze umane. Circolazione di parole, emozioni, percezioni e significati legati all’atto di camminare. Il camminare per rimuovere le frontiere. Con questo intento, Léa immagina un processo di ricerca tramite protocoli-partiture del camminare su territori da percorrere.  Camminare, ancorarsi, incontrare, ecco gli spunti per l’esplorazione e lo svilupparsi delle partiture della poetica coreografica, musicale e scenografica di BOUSSOLE. Durante il periodo di residenza presso lo Spazio ZUT, e grazie alla collaborazione con la Caritas Diocesana di Foligno, Lea ha potuto incontrare e collaborare, tramite laboratori ed interviste, con i ragazzi rifugiati ospiti presso la struttura. A cura di Tilt, giovane compagnia emergente umbra, è infine il progetto ‘Fortuna – La legge del silenzio’. Si parte da  una vicenda realmente accaduta per raccontare uno spaccato del Napoletano, ma sarebbe più corretto dire dell’Italianità.

Il fuoco del lavoro, infatti, non verte solo intorno ad una tragedia che si consuma a Caivano, frazione di Napoli e quartiere costruito dopo il terremoto del 1980, ma all’omertà (la legge del silenzio), che regna in quel luogo, tanto quanto nel nostro quotidiano. Raimondo ‘Titò’ Caputo, compagno di Marianna Fabbozzi, viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale reiterata e omicidio volontario della piccola Fortuna Loffredo. Dopo mesi di silenzio, una bambina, amica di Fortuna, 7 anni, si presenta alle maestre (che l’accompagneranno poi dalle autorità) dicendo che lei aveva visto Fortuna ribellarsi a Raimondo Caputo: l’aveva visto tante volte, ma quella volta la sua amichetta “se n’era andata via volando”. Famiglie intere che abitano quei palazzi erano a conoscenza da molto tempo di ciò che stava accadendo. Nelle vie e negli altri quartieri il parco era già stato ribattezzato con l’appellativo di “Parco degli orchi”. Da qui l’origine del lavoro realizzato dalla compagnia Tilt.

Il monologo, scritto e interpretato da Alessandro Sesti per la regia di Erica Morici è affiancato dal cantautore Nicola Papapietro in arte Puscibaua, autore delle musiche, con la consulenza musicale di Andrea Giansiracusa. Ci racconta l’arrivo di un ragazzo che per motivi di lavoro si trasferisce in uno di quei palazzi e vive la conflittualità del luogo, circondato dalla meraviglia del folclore napoletano viene pian piano a conoscenza di questi avvenimenti e di questa spirale di omertà, accompagnato da pensieri, storie in musica che descrivono e raccontano una parte celata dei nostri ragionamenti.

Per quanto riguarda lo Spazio Zut, ad ottobre ripartiranno a pieno regime tutte le attività formative e culturali tra cui quelle dedicate al teatro, con la stagione ‘Re: act’, e alla musica, con la novità di quest’anno, la rassegna ‘Re: play’.

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