Fiumi Valle Umbra Sud sono calate tenebre, dopo incendio anche pesci morti 🔴

Un lettore ci ha inviato dei file video che mostrano dei pesci morti

 
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Fiumi Valle Umbra Sud sono calate tenebre, dopo incendio pesci morti

Fiumi Valle Umbra Sud sono calate tenebre, dopo incendio anche pesci morti 🔴

L’ennesimo oltraggio perpetrato ai fiumi della Valle Umbra Sud, con l’inquinamento del Clitunno derivante da un incendio alle Cartiere di Trevi, conferma quello che noi andiamo dicendo, probabilmente senza essere ascoltati, da almeno un decennio. Questa valle, incastonata tra l’anfiteatro collinare che si estende da Spoleto a Foligno e la piana centrale umbra dove scorrono in nostri fiumi dalla storia millenaria, è sempre stata consacrata all’agricoltura fin dai tempi più remoti della presenza umana.

Negli ultimi 50 anni, governi regionali e locali, poco lungimiranti e approssimativi, hanno trasformato questa valle in una accozzaglia indistinta di agglomerati urbani e capannoni industriali, senza soluzione di continuità, da Spoleto a Foligno passando per Campello e Trevi e da Bevagna a Montefalco fino a Castel Ritaldi, un territorio di indubbia bellezza disseminato di zone artigianali scollegate tra loro, molte parzialmente o totalmente dismesse, incontrollate e pericolose.
Incendio
Incendio

Le poche terre rimaste produttive vengono sfruttate con un’agricoltura intensiva o semintensiva, con un utilizzo smodato della fertirrigazione, che ha prodotto, in molte parti del sistemo idrografico della valle, un aumento sensibile e pericoloso di nitrati, fosfati e azotati, una proliferazione abnorme delle alghe e delle piante acquatiche invasive, con eutrofizzazione sistematica delle acque e morie di pesci a corollario.

I PESCI MORTI
Un nostro lettore, dopo aver visto la pubblicazione del “va tutto bene”, dal fiume Clitunno ci ha fatto notare che non va bene affatto e ci fa pervenire due video dove si vedono pesci morti. Pubblichiamo integralmente e non rientra nella comunicazione che ci ha inviato il comitato, ma ci sembrava coerente con il resto


Non vogliamo colpevolizzare a priori nessuno, saranno gli inquirenti a valutare eventuali responsabilità, ma siamo a ribadire per l’ennesima volta che questi fiumi non hanno sistemi adeguati di protezione, non hanno una pianificazione territoriale complessiva e quindi un’analisi programmatica di tutti i sistemi di depurazione e di controllo necessario, che sono stati abbandonati volutamente e resi alla stregua di una fogna a cielo aperto.

Il materiale raccolto dal nostro Comitato in tutti questi anni, con alcuni aggiornamenti recenti, è stato da tempo inviato alla Procura della Repubblica di Spoleto che già ha aperto un indagine.

Di recente abbiamo scritto una lettera documento alla presidente Tesei, che conosce benissimo il problema, a tutti i sindaci della Valle Umbra Sud, ai capigruppo del consiglio regionale, alle segreterie dei partiti non rappresentati in consiglio regionale, ai presidenti delle commissioni ambiente di Camera e Senato, per denunciare l’immobilismo nei confronti di un problema che non è soltanto ambientale e sanitario, ma economico e politico quando quelle acque sono normalmente utilizzate per irrigare le coltivazioni e le primizie caratteristiche dei nostri territori e perfino le piccole proprietà ortive che lambiscono i fiumi, per chiedere la convocazione di una conferenza urgente, con la presenza delle istituzioni, delle amministrazioni locali, delle rappresentanze imprenditoriali e dei comitati di salvaguardia, per pianificare finalmente un’azione di riqualificazione delle acque e del sistema ambientale fluviale della Valle Umbra Sud.

AdKronos -
Noi speriamo vivamente che quest’ultimo grave avvenimento spinga ancor di più le istituzioni e le amministrazioni, se ce ne fosse bisogno, a porre il problema dell’inquinamento di questi fiumi tra le priorità da risolvere.

Sono assolutamente evidenti le manchevolezze e ritardi della politica regionale e locale che ha, in maniera spesso corresponsabile, lasciato in costante difficoltà e pericolo il sistema, chiudendo gli occhi di fronte ad un progressivo utilizzo dei fiumi come sistema incontrollato di scarico di scorie di vario genere, fuori dai regolamenti sugli smaltimenti, determinando anche una cultura dell’illegalità estremamente pericolosa e facilmente attaccabile dalle speculazioni.

Non c’è da difendere nessuno in questi casi, nessuno uomo e nessun partito, poiché non c’è nessun fondamento politico, nessuna ragione economica e nessun diritto di impresa che possano giustificare uno scempio simile: un omicidio ambientale che determinerà la nostra salute,  la nostra vita e la vita dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Il Comitato per la difesa dell’acqua e dell’aria di Bevagna

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