Dipendenza, viaggio di rinascita narrato agli studenti allo Scarpellini

Cantelli scuote le coscienze allo Scarpellini di Foligno

La dipendenza, raccontata senza filtri e con la lucidità di chi l’ha attraversata fino al limite, è stata al centro dell’incontro che ha visto Fabio Cantelli Anibaldi dialogare con gli studenti dell’Istituto Tecnico Economico “F. Scarpellini” di Foligno. L’autore, ex tossicodipendente e oggi figura autorevole nel panorama culturale e formativo italiano, ha ripercorso davanti a un’aula gremita il lungo cammino che lo ha condotto dalla caduta alla ricostruzione, offrendo ai ragazzi un racconto intenso, duro e profondamente umano.

Con voce pacata ma ferma, Cantelli ha demolito ogni possibile romanticizzazione delle sostanze, definendole una “illusione devastante” che inghiotte identità, relazioni e futuro. La sua vicenda personale, iniziata negli anni Settanta, prende forma quando, adolescente brillante e appassionato di filosofia, rimane folgorato dall’immagine androgina di David Bowie su una copertina di vinile. Quel desiderio di trasformazione, coltivato con digiuni estremi e continue manipolazioni del proprio corpo, diventa il preludio a un percorso che lo trascina verso l’eroina e poi la cocaina, sostanza che lo precipita in una spirale di autodistruzione e umiliazione.

Cantelli non ha nascosto nulla: la prostituzione per procurarsi le dosi, i dieci giorni trascorsi nel carcere di San Vittore, la morte della fidanzata Cristina per Aids, gli amici scomparsi uno dopo l’altro. Una discesa agli inferi che trova un punto di svolta a 21 anni, quando entra nella comunità di San Patrignano, fondata da Vincenzo Muccioli. Lì inizia una lenta risalita, fatta di disciplina, studio e un ritorno graduale alla vita.

Davanti agli studenti, l’autore ha insistito su un concetto chiave: “Le passioni salvano”. Sono state loro, ha spiegato, a riemergere durante il percorso terapeutico e a indicargli una direzione nuova, permettendogli di ricostruire un’identità che la droga aveva frantumato. Da quell’esperienza nasce il memoir La quiete sotto la pelle, pubblicato nel 1996, un testo che esplora la dipendenza dall’interno e racconta la quotidianità della comunità che lo ha accolto.

Oggi Cantelli, laureato in Filosofia, già co-direttore del mensile “Narcomafie” e vicepresidente del Gruppo Abele fino al 2022, porta la sua storia nelle scuole come monito e strumento di consapevolezza. Agli adolescenti, che definisce “esseri desideranti per natura”, chiede di non soffocare ciò che li appassiona, ma di coltivarlo con rigore e dedizione, perché solo così si può evitare la trappola delle sostanze.

L’incontro allo Scarpellini ha lasciato un silenzio denso, carico di attenzione e rispetto. Una testimonianza che non cerca commiserazione, ma responsabilità. Un invito a scegliere la vita, ogni giorno, con coraggio e lucidità.

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