Bevagna, dopo la moria di pesci la condanna a morte del Teverone

Una situazione dei fiumi penosa, a dir poco apocalittica

Bevagna, dopo la moria di pesci la condanna a morte del Teverone

Bevagna, dopo la moria di pesci la condanna a morte del Teverone

dal Comitato Difesa Acqua Aria Bevagna
BEVAGNA – Dopo la moria di pesci del 25 luglio sul Teverone e sul Timia, malgrado le pressioni mediatiche e le richieste ufficiali, silenzio assoluto. Solito silenzio. Ma lo scempio continua… Tramite il Marroggia, il Teverone, l’Alveolo e fossi e fiumicelle varie, arrivano nel Timia, tutti i giorni, continuamente, acque rosse, verdi, color caramello, dense, schifosamente oleastre e maleodoranti. La presenza ingombrante poi di mucillagini, alghe e vegetazione acquatica, su tutti i rami del Teverone e del Timia, indicano un livello di eutrofizzazione dell’acqua altissimo e pericoloso, che ha di certo modificato l’equilibrio ecologico dei fiumi e determinato la scomparsa per larghi tratti dell’ossigeno disciolto nell’acqua, per colpa della presenza di un altissimo livello di sostanze inquinanti, siano esse reflui di depuratori o scarichi civili, fertilizzanti agricoli, detersivi industriali, reflui zootecnici o residui di lavorazione chimica.

Per non parlare dell’altissimo e preoccupante livello dell’Escherichia coli, e di altri batteri patogeni, in tutti i tratti dei fiumi, batterio fecale che, in alte concentrazioni, può essere responsabile di patologie molto gravi, pericolose, a volte, per la vita dell’uomo.

Una situazione dei fiumi penosa, a dir poco apocalittica. La Regione Umbria ha approvato il nuovo Piano di Tutela Regionale delle Acque – PTA – che non solo ha l’obbligo di classificare le tipologie idriche del territorio sulla base dei loro requisiti ambientali, ma soprattutto di chiarire e specificare le priorità di intervento per rientrare nei parametri dettati dalla Direttiva Acque della Comunità Europea 2000/60 CE.

Così, dopo le rassicurazioni dei dirigenti regionali, ci troviamo a leggere, proprio nella stesura finale del PTA, che “il corpo idrico Timia-Teverone-Marroggia dalle origini al lago di Arezzo, inizialmente individuato come perenne e unico corpo idrico appartenente al tipo 13SS2T, ha presentato carattere intermittente in tutti i campionamenti effettuati. Si è quindi resa necessaria la revisione della tipizzazione iniziale con l’attribuzione del tratto fluviale al tipo 13IN7T”, che significa, per un inciso della direttiva europea, declassificare l’intera asta fluviale e consentire livelli di inquinamento e carica batterica delle acque molto superiori, rispetto a quelli consentiti per i corsi d’acqua perenni, una classificazione che, come per magia, risolve il problema della riqualificazione del fiume, allontanandone la scadenza e rimandando, a non si sa quando, qualsiasi lavoro per migliorarne la qualità delle acque..

Il monitoraggio ha poi evidenziato lo stato dei fiumi della Valle Umbra Sud, che nel PTA vengono classificati HMWB  e cioè corpo idrico fortemente modificato. Per corpo idrico in classe HMWB “si intende un corpo idrico superficiale interessato da alterazioni fisiche di origine antropica, i cui effetti si traducono in modificazioni idromorfologiche tali da provocare un mutamento sostanziale delle caratteristiche naturali originarie del corpo idrico. Queste modificazioni possono essere considerate “sostanziali” se sono estese, profonde, molto evidenti, permanenti e relative a modifiche delle caratteristiche morfologiche e idrologiche”.

Insomma Bevagna e Montefalco, città del Sagrantino, inserite nel prestigioso club dei “Borghi più belli d’Italia, Trevi e il suo prestigioso “sedano nero”, Campello, con le Fonti del Clitunno e il tartufo, Castel Ritaldi, le nobili Spoleto e Foligno, che fanno del turismo, e della grande vivibilità sociale, la forza trainante della propria economia, vivono sopra ad una fogna a cielo aperto, un fiume, già gravemente malato, condannato irrimediabilmente alla morte.

Questo silenzio puzza, puzza molto, come il tanfo che si leva dal fiume, un fetore vomitevole che asfissia, opprime. Puzza il silenzio degli amministratori di questa valle, arroccati intorno ai propri interesse di parte.

Puzza la mancata emissione di dati della centralina di monitoraggio continuo, F13, posta sul Timia, a valle del Ponte di Sant’Agostino a Bevagna, dal 22 luglio 2017, ore 3.00 fino al 27 luglio 2017 ore 11.00, guarda caso proprio durante la moria di pesci, puzza il fatto che, ancora dopo un mese e mezzo, non si sanno le ragioni della moria di pesci e la natura e la quantità di sostanze tossiche nel fiume, e soprattutto se con queste acque si può continuare ad irrigare.

Sia chiarissimo per tutti: non accetteremo nessun declassamento dei nostri fiumi; se questo territorio non è stato svenduto, ci aspettiamo una modifica del PTA – Piano di Tutela Regionale delle Acque – e una priorità evidente, quanto necessaria, nel riportare i fiumi della Valle Umbra Sud alla loro storica limpidezza e alla qualità ambientale che gli compete.

Ci sono denunce in corso, indagini, e non ci tireremo indietro, anzi andremo avanti, a testa bassa, senza fare sconti e senza guardare in faccia a nessuno. Il tempo è scaduto per tutti e ci aspettiamo fatti concreti. Abbiamo scritto un appello accorato all’assessore regionale Fernanda Cecchini, abbiamo scritto ai consiglieri regionali che provengono da questo territorio, abbiamo scritto ai deputati e senatori dell’Umbria, abbiamo scritto e contattato i parlamentari europei. Speriamo che la politica trovi immediatamente le risoluzioni, senza tentennamenti, una risposta che sia accurata, profonda e degna, in tempi di discredito della politica, e che riesca a programmare risposte che non siano solo vuoti richiami alla “complessità dei problemi” o estenuanti convegni di intenti.

Questa è l’ultima chiamata alle armi della politica, in un territorio che dignitosamente, e forse anche troppo, ha pazientato; se fallirà la politica proseguiremo civilmente con tutti i mezzi che la nostra “epoca” ci mette a disposizione: magistratura, mass media, dissenso fiscale, ecc…

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