Salone rurale

Auschwitz Per non dimenticare, sindaco Bevagna parla al Consiglio comunale

Annarita Falsacappa HA LETTO UNA RIFELSSIONE DEL pastore evangelico, Martin Niemoeller

Auschwitz Per non dimenticare, sindaco Bevagna parla al Consiglio comunale
Auschwitz

Auschwitz Per non dimenticare, sindaco Bevagna parla al Consiglio comunale
dal Sindaco Annarita Falsacappa
BEVAGNA – Credo che il Consiglio comunale sia il luogo idoneo, perché luogo deputato per fare scelte politiche, a riflettere su questa giornata. Il 27 gennaio del 1945 il campo di Auschwitz e’ stato aperto, liberato dai soldati russi ed ha scoperto al mondo le peggiori atrocità del xx secolo. Oggi commemoriamo la morte di sei milioni di persone, ebrei , zingari, omosessuali, malati anche tedeschi, che, secondo Hitler avrebbero potuto  contaminare la razza ariana. E’ stato uno sterminio scientifico voluto per la follia di un dittatore che ha coinvolto centinaia di gerarchi nazisti e fascisti in un’operazione di sterminio che non ha risparmiato neanche i bambini. La frase che ricorre nelle commemorazioni e’ mai più, mai più stragi, uccisioni di innocenti, violenza gratuita in nome  del potere economico, politico…

E un’altra frase e’ che dobbiamo imparare dalla storia a non commettere gli stessi errori. Eppure la violenza continua a fare stragi, il terrorismo dell’isis dimostra il volto disumano dell’uomo, in Palestina, in Africa, in molti paesi del Medio Oriente si continua a morire, mentre il Mediterraneo e’ la tomba ad oggi di 25 mila persone e i minori che arrivano da soli nel nostro paese scompaiono senza che nessuno se ne accorga nella spirale della criminalità organizzata per spaccio di droga, l’espianto degli organi, la prostituzione minorile. L’indifferenza e’ sinonimo di connivenza ed il qualunquismo e’ un’arma che uccide.

A tale proposito vi voglio leggere una riflessione di un pastore evangelico, Martin Niemoeller, morto prigioniero nel lager di Dachau, in Austria. Prima vennero per gli ebrei/Ed io non dissi nullaperchè non ero ebreo./Poi vennero per i comunisti/Ed io non dissi nulla perché non ero comunista./Poi vennero per i sindacalisti/Ed io non dissi nulla perchè non ero sindacalista./Poi vennero a prendere me/E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa. Per questo dobbiamo ricordare il passato ma guardare anche all’oggi, con l’intento di combattere con le idee un mondo che sta diventando insensibile.

Per contrastare tutto ciò personalmente da prima che fosse istituita la giornata della Memoria, dal 2003, non ho mai fatto passare un solo anno senza ricordare con gli alunni, i nostri giovani , la pericolosità dell’annebbiamento della ragione che genera mostri.

Con loro ho fatto letture, ho realizzato drammatizzazioni, ho incontrato e conosciuto sopravvissuti come  Shlomo  Venezia,  che ad  Auschwitz aveva il compito di portare i cadaveri dalla camera a gas ai forni crematori, e ci ha raccontato tra l’altro che con la cenere dei cadaveri i tedeschi ordinavano di coprire le buche delle strade; ho conosciuto Boris Pahor, prigioniero  in un lager sulle Alpi francesi, che ha raccontato la sua storia in in libro dal titolo Necropoli; ho fatto incontrare agli alunni di Bevagna Rosario Militello, un deportato politico nel campo di Mauthausen; sempre con i ragazzi sono andata a Dachau, un campo austriaco vicino Monaco, dove abbiamo partecipato alla commemorazione dell’apertura del campo il 26 aprile, ospiti dell’ambasciatore italiano; con i ragazzi sono andata a Mauthausen insieme all’Aned di Foligno, per  due volte, per il  65esimo ed il 70della liberazione del campo ed ho partecipato alle celebrazioni per un’intera giornata, andando anche negli altri campi austriaci di Ebensee e di Gusen,  dove ci sono elenchi infiniti di cittadini italiani e provenienti da tutto il mondo finiti nei forni crematori. Ho visitato il castello di Harthaim, un luogo austero, ben conservato, fucina degli esperimenti dei tedeschi anche sui tedeschi.

Qui 30 mila tedeschi sono diventati cavie umane. In una delle visite a Mauthausen nel 2010 eravamo accompagnati da Italo Tibaldi, autore di Compagni di viaggio, pubblicato negli anni novanta. E’ lui che ha ricercato i nomi di oltre 40 mila deportati.

E’ un sopravvissuto del campo di Mauthausen che con dolore ci raccontava il tempo passato nel campo, fatto prigioniero a 16 anni, e rivolto a tutti noi ci ha detto che la conoscenza rende liberi ed anche il lavoro quando non è sfruttamento; che il rispetto per la dignità altrui può portare alla cultura

della pace, che solo la globalizzazione della solidarietà può trasformare il mondo. Ci ha anche detto che ormai erano rimasti in pochi i sopravvissuti dei lager e quelli rimasti erano molti anziani. Oggi in realtà, sono circa 50 in tutta l’Italia. Quindi noi che sentivamo la sua storia direttamente dalle sue parole, saremmo dovuti essere i futuri testimoni, ci lasciava questo compito, grande ed importante. Dopo pochi mesi dall’incontro Italo Tibaldi e’ morto ed io ora, come ho fatto da circa vent’anni, ancora più convintamente, mi sento una testimone della Shoah per aver appreso dalle sue parole una storia disumana e avergli promesso che avrei continuato a parlarne.

Così come ogni anno, anche quest’anno ho  celebrato questa mattina con i ragazzi delle superiori ed il Comune di Foligno la Giornata della Memoria e nel nostro teatro Torti dei giovani parleranno del dramma della  Shoah e della violenza che esiste nel mondo odierno. Siete invitati a riflettere con tutta la giunta sul dramma che e’ stato e sulla violenza a cui assistiamo, domenica 29  gennaio alle  ore 21. Avrete certamente tutti come consiglieri l’invito ufficiale. Chiudo con una frase di Gino Strada: Non sopporto più questa indifferenza alla sofferenza delle persone.

 

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